Correggersi per Ricominciare

La struttura del Villoresi Ovest, progettata nel 1958 per Pavesi dall’arch Angelo Bianchetti sull’Autostrada dei Laghi, è stata parzialmente demolita: rimangono in piedi i tre archi autoportanti, manifesto di un’architettura avveniristica.
Credits: DomusWeb

Di Stefano Boninsegna

Oggi sono rimasto colpito dalla demolizione dell’Autogrill Pavesi, uno dei simboli di un’Italia rampante, bella, funzionante che non esiste più.

Credo che il nostro problema principale non sia né il costo del lavoro, né il tempo dedicato al lavoro, né i sindacati che quando facevano il loro mestiere stavamo tutti bene. Il nostro problema è la qualità del lavoro sulle basi di una cultura borghese ormai datata, vecchia, improduttiva come direbbero tanti dei suoi esponenti.

Quando abbiamo iniziato a pensare che una persona doveva fare il lavoro di 5 con gli stessi risultati abbiamo sbagliato.

Quando i ricercatori delle università li abbiamo chiusi in stanzini sudici pagandoli quasi a cottimo abbiamo sbagliato.

Quando nelle offerte di lavoro abbiamo smesso di cercare il background corretto pensando che per ottenere il risultato era sufficiente un incompetente mal pagato abbiamo sbagliato.

Quando continuiamo a vedere nello sfruttamento salariale la via per un facile guadagno stiamo sbagliando perché è come credere di diventare ricchi col gratta e vinci.

Quando ci siamo affidati a politici incompetenti che allo stare in Parlamento hanno la sola alternativa di ruttare al bar o ballare nude in discoteca abbiamo fatto un errore fatale.

Quando la sinistra piuttosto che pensare al lavoro vero si è atteggiata ad imprenditoria da accatto creando circoli ricreativi che col velo del volontariato nascondono lo sfruttamento e l’evasione fiscale abbiamo totalmente perso la rotta dei rapporti corretti di lavoro.

In Italia abbiamo un’intera generazione di imprenditori e politici che hanno costruito un castello di carte che perde pezzi al primo stormire di fronde. Aziende senza una struttura direttiva solida perché costerebbe e sottocapitalizzate. Filiere con anelli deboli che si spezzano alla prima crisi tirandosi dietro tutto il resto.

Aggiungo la totale noncuranza per l’ambiente, per la storia e per la cultura come avessimo dimenticato il passato e fossimo senza futuro. E qui non penso ai lavoratori in nero dello spettacolo figli purtroppo di questo sistema. Penso ai lavoratori regolari dei teatri, del cinema, della musica che con contratti ridicoli si sono trovati a fare la fame abbandonati dallo Stato durante il lockdown. Perché il problema italiano è proprio questo messo in scena dai nostri attori: la mancanza di solidità. Si vive alla giornata.

Questa è al momento l’Italia vera. Un enorme fallimentare castello di carte senza scheletro, senza futuro.