Nel punto immobile del mondo rotante

Nel punto immobile del mondo rotante, un progetto che include più interventi di Remo Salvadori nella chiesa di San Giacomo a Forlì e che intreccia un dialogo ideale tra la grande mostra Piero della Francesca – Indagine su un mito recentemente allestita ai Musei San Domenico (terminata il 26 giugno), e un artista italiano attivo nel nostro tempo, suggerendo la possibilità che la luce di Piero si estenda oltre i confini temporali in cui si inscrive la mostra, dunque anche nel presente.

Di Sara Zolla

veduta degli allestimenti della mostra Nel punto immobile del mondo rotante photo credits: Luca Massari
veduta degli allestimenti della mostra Nel punto immobile del mondo rotante
photo credits: Luca Massari

L’identità dell’arte italiana attuale, infatti, è certamente rintracciabile anche in un legame con il Rinascimento non tanto per via di rimandi diretti o citazioni, ma come inevitabile sopravvivenza di una dimensione neoplatonica e geometrizzante, metafisica, una linea che attraversa tutto il Novecento e arriva ad alcune delle ricerche più attuali.

La scelta per questo appuntamento ricade dunque su Remo Salvadori, uno dei maggiori artisti italiani della sua generazione, una figura emersa nel panorama dell’arte a cavallo tra anni Settanta e Ottanta e che, proprio negli anni Ottanta, ha sviluppato un linguaggio legato alla scultura, all’installazione e a interventi site-specific in controtendenza con il diffuso ritorno alla pittura di quel decennio; un lavoro che, riletto a posteriori, funge da collante tra l’esperienza dell’Arte Povera e le poetiche degli artisti delle generazioni successive.

L’intervento, da leggersi come il primo di un’ipotetica serie a cadenza annuale, mira anche a ridefinire una delle possibili funzioni della chiesa di San Giacomo come spazio per l’arte contemporanea, con una serie di opere che siano in grado di ri-orientare gli sguardi dei visitatori sul luogo ospitante. Qui, il lavoro di Salvadori comunica una pratica e un’esperienza dell’opera come rapporto attivo con lo spazio architettonico in grado di proiettare lo sguardo e le riflessioni sul presente e sul futuro dell’arte.

Nel punto immobile del mondo rotante non è una mostra. È piuttosto un dialogo prolungato tra l’artista e l’architettura del San Giacomo – che si dispiegherà fino al 18 settembre 2016 –, una lunga frequentazione tra il corpo dell’opera e quello dell’edificio ospitante, dove troveranno luogo lavori emblematici della poetica di Salvadori.

È proprio un’idea di vitalità dell’opera, dell’opera come luogo attorno a cui si addensa un’energia e si vive un’esperienza, uno scambio intimo e dinamico con lo spettatore, che gli interventi di Salvadori al San Giacomo attivano e nutrono. Le opere dialogano tra loro e con l’architettura da posizioni diverse e potenzialmente complementari, e, nel corso dei mesi, rinnovano il loro rapporto con lo spazio attraverso spostamenti, aggiustamenti e nuove collocazioni che accompagnano gli eventi programmati all’interno dell’edificio – concerti, conferenze e uno spettacolo teatrale.

Nel punto immobile del mondo rotante è inoltre un’esperienza di avvicinamento al lavoro di Salvadori attraverso le opere, ma anche attraverso azioni, incontri e conversazioni che si svolgeranno durante il tempo del progetto.
Sabato 18 giugno, ad esempio, davanti alla chiesa di San Giacomo, si è potuto assistere insieme all’artista alla realizzazione dell’opera Continuo Infinito Presente, un processo di costruzione di un anello in acciaio a svelare il passaggio da una corda lineare a una circonferenza dove inizio e fine si annullano. L’azione ha coinvolto sette collaboratori ed è durata circa un’ora e mezzo. Il flautista Angelo di Gregorio ha suonato alcune composizioni di musica classica –  prima dell’inizio dei lavori e a conclusione  – all’interno della navata del San Giacomo, quando l’opera è stata poi collocata sotto la navata centrale trovando così il suo luogo in risonanza con lo spazio e con le altre opere.

Remo Salvadori, vive tra Milano e Cerreto Guidi, in Toscana, dov’è nato nel 1947.
Ha partecipato alle più importanti rassegne e mostre internazionali d’arte contemporanea, come Documenta di Kassel (nel 1982 e nel 1992) e a diverse edizioni della Biennale di Venezia (1982, 1986 e 1993). Ha esposto in alcuni dei principali musei italiani e del mondo, e anche in siti storici e archeologici e prestigiosi luoghi pubblici (Piazza San Giovanni a Firenze, il Parco Archeologico di Ostia Antica, il Parco Archeologico di Istanbul).
Del suo lavoro si sono occupati a più riprese alcuni dei maggiori critici d’arte e curatori italiani, come Germano Celant, Bruno Corà, Pier Luigi Tazzi e Adachiara Zevi.

A cura di Cristina Ambrosini e Davide Ferri

Musei San Domenico – chiesa di San Giacomo, Forlì

Piazza Guido da Montefeltro, 47121 Forlì
19 giugno – 18 settembre 2016
ingresso libero

Orari di apertura:
dal martedì alla domenica, 9.30-13.00
Chiuso il lunedì e il 15 agosto

Sponsor unico del progetto: www.luxurylivinggroup.com

www.cultura.comune.forli.fc.it

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