Giuliano Dal Molin. Into the Emptiness

Giuliano Dal Molin, Into the Emptiness
Giuliano Dal Molin, Into the Emptiness

La Galleria Davide Gallo ha il piacere di presentare “Into the Emptiness”, prima mostra personale a Milano, dell’artista Giuliano Dal Molin.

Nato a Vicenza nel 1956, dopo un decennio di sperimentazione, sia a livello formale (dalla figurazione all’astrazione), che in termini di indagine sul materiale, Dal Molin approda, nella seconda metà degli anni ’80, ad una sintesi geometrica della forma-colore, che lo avvicina alla migliore tradizione italiana dell’Arte Minimale e Spaziale.
La sua ricerca però, a differenza di quelle già note, che raccontano lo spazio attraverso una palese deformazione della tela, e a differenza dell’astrazione monocromatica, trova la sua autonomia in due elementi, ancora non troppo esplorati dai linguaggi contemporanei: la prospettiva e il vuoto.
Per Giuliano Dal Molin, infatti, la prospettiva entra a far parte dell’opera in maniera decisa, poiché è proprio nel rapporto tra osservatore e spazio necessario alla visione, che l’opera definisce la sua identità. Le superfici di Dal Molin flettono, impercettibilmente, sfondano le une nelle altre, oppure sembrano coesistere pacificamente, ma la loro, in realtà, è solo una momentanea tregua, nello scontro di forze tra  forma e colore. E’ nella distanza, nella prospettiva, che l’opera di Dal Molin si definisce, e trasforma la semplice mutevolezza in raffinata ambiguità.
Ma la prospettiva non è il punto di arrivo della sua ricerca, bensì uno strumento per affrontare una dimensione ancora più profonda: il vuoto
Ecco che le opere di Dal Molin diventano espressioni del vuoto, le superfici flesse, gli spazi colorati, non hanno valore per loro stessi, ma rimandano al vuoto, a quella non-forma che o contengono o suggeriscono. Il vuoto per Dal Molin è frutto di analisi matematica, strutturato secondo coordinate geometriche, nulla di metafisico, un’entità a sé che dà consistenza all’opera rendendola autonoma dallo spazio fisico, e che la ricolloca nello spazio mentale dell’osservatore. Il vuoto, le sue diverse qualità  energetiche, è la diversa intensità del colore a saperla suggerire. Ecco perché il pigmento, nel lavoro di  Giuliano Dal Molin è un grande protagonista, ed ecco perché è lui stesso, con sapere alchemico, a distillare il pigmento, dal quarzo, dai minerali, dal cristallo e dalle sabbie e questo processo altro non è se non una sublime comunione spirituale dell’artista con la sua opera.

Galleria Davide Gallo

Via Farini 6 (2nd yard), 20154 – Milan
www.davidegallo.net

Fino all’8 luglio 2016

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