Bologna, la città del NO

L’occasione per scrivere arriva da un fatto di per sè di poco valore, le polemiche per lo spettacolo del 31 dicembre organizzato da Ballandi per il Comune di Bologna con la trasmissione X Factor, cosa che ha scatenato immediatamente le proteste di una sedicente rete per la cultura che si nomina “Noi Siamo La Cultura” rimbalzata, non si capisce come, visto che non sappiamo neppure chi rappresenta, sulle pagine dei giornali locali.  Tutto deve avere un lasciapassare didascalico per istruire il popolo ignorante e fargli vedere la luce, e allora pure X Factor, simbolo della TV spazzatura, è da buttare al rogo. Si consolino che a fianco dei cantanti brucerà il vecchione a ricordargli cosa meriterebbero!

Ma quale cultura!? Ma quale comunicazione intelligente e didascalica!? Questa città non ha più bisogno di ripetere il suo passato all’infinito con un Comune, madre e padre di tutti, che decide cosa devono fare i bolognesi, che non sono neppure più bolognesi visto che arrivano da tutta Italia e spesso dal sud e non vorrei che proprio la provenienza di gran parte dell’immigrazione da zone depresse della nazione avesse peggiorato la situazione importando situazioni che già erano problematiche, ma questo è un altro discorso.

Quello che si vuole rimarcare è che a Bologna manca IMPRENDITORIALITA’. Tenere in piedi i nostri servizi sociali vuole dire programmare per gli anni a venire i fondi necessari a farli funzionare e questo non è stato fatto dalle passate amministrazioni. I soldi veri arrivano dalle tasse pagate dalle aziende che producono, esportano, creano posti lavoro e se non ci sono queste realtà imprenditoriali perchè non si è dato loro spazio, non si sono incentivate le nuove imprese, non si è cercato di attrarre sul territorio le aziende con terreni a buon mercato e infrastrutture, non si sono supportate le aziende esistenti con semplificazioni burocratiche e libertà di movimento, se non ci sono questi soggetti che pagano le tasse e danno lavoro, non ci sono neppure i soldi necessari ai servizi. La mancanza di imprenditorialità, di quel sentire comune che ti fa complimentare con chi porta avanti un’impresa facendogli avvertire che lavora in un luogo amico e ti fa pensare chissà, che potresti farlo pure tu un giorno o l’altro, la mancanza di tutto questo fa sì che non si crei ricchezza nuova, una classe sociale produttiva nuova.

Stesso discorso per la cultura. Come dice la bolognese sig.ra Maionchi “Se mi dite Shakespeare, va bene. Ma poi?” Si, perchè a cosa serve tenere in piedi gallerie come il MamBO – cui addirittura si è costruita una nuova sede centrale dicendo che in zona Fiera, nella bellissima vecchia sede che è un vero gioiello dell’architettura, non aveva pubblico – se queste istituzioni producono eventi autoreferenziali che non interessano nessuno? La nuova sede funziona male quanto la vecchia perchè si è cambiato palazzo senza cambiare nulla di quello che ci sta dentro. Certo, ora diranno che i loro eventi non interessano nessuno perchè tutti sono ignoranti e con la testa intorpidita dalla TV. Non è così. L’arte è tale se ha un pubblico, se invece piace solo a chi la fa e spesso ha pure il valore in termini di denaro dato dallo stesso artista che dice che il suo quadro vale 30.000,00 euro, bene, questo non significa nulla, quell’arte può stare in un garage come in un museo che non cambia nulla. Allo stato attuale il MamBO serve solo a pagare stipendi sontuosi ai suoi dirigenti.

Parlare di cultura intelligente al contrario della stupidità della TV non significa nulla. Se un bolognese ha una bella idea faccia come le tante gallerie private che investono i propri soldi in un progetto imprenditoriale, cercando artisti da portare a Bologna e mettendosi sul mercato. Non si vadano a chiedere soldi pubblici in virtù della propria intelligenza. Non si pretenda che qualcuno – indefinito Stato, Comune, Chiesa – faccia qualcosa di intelligente.

Investire in progetti imprenditoriali, che siano culturali, artistici, teatrali, di servizi, industriali, manifatturieri, commerciali, qualsiasi cosa, ma ora è il momento di FARE e di finirla di dire sempre NO, di chiedere soldi pubblici o che altri lavorino per noi.  I soldi pubblici non ci sono senza quelli privati.

Oggi a Bologna qualsiasi iniziativa, qualsiasi idea nuova, qualsiasi movimento ha sempre come contraltare la parola NO. No di quà, no di là, no al rumore, no ai negozi, no alla gente per strada, no alle pedonalizzazioni, no a rifare le strade, no ai parcheggi, no ai palazzi nuovi, no al tram, al filobus, alla metropolitana e pure alle macchine, no a tutto.

Con la parola d’ordine NO questa città rallenta, si ferma, fa scappare i giovani, non attrae nuove iniziative, perde posti di lavoro e ricchezza. I servizi, fiore all’occhiello di Bologna, si potevano sostenere perchè Bologna era ricca. Più si arretra nella ricchezzza e più servizi andranno persi.

E allora è ora di finirla di criticare  il lavoro degli altri, è ora di lavorare e di mettere in campo le proprie energie con quel poco che si ha e una serata simpatica a capodanno sarà sempre meglio di uno spettacolo incomprensibile ed elitario in un teatrino deserto. Attirerà persone, giovani, e chissà che non ci sia tra loro qualche bravo futuro imprenditore, ricercatore, inventore, commerciante o amministratore.

Mai dire mai! Ricominciare a dire SI, per fare circolare le energie, per moltiplicare le iniziative, per ricominciare a vivere positivamente costruendo per noi stessi, per i nostri figli e i nostri nipoti una città vivibile e ricca. Buon 2011 a tutti!

Di Stefano Boninsegna.

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