L’incapacità italiana di fare business culturale

Ci sono luoghi e persone in Italia che sono la mano morta della Nazione. Non tanto per le loro qualità, ma per la loro incapacità di mettere le prioprie qualità a servizio della collettività. Mi riferisco a tanti musei, teatri, collezioni pubbliche che languono cullandosi nei finanziamenti pubblici che in qualche modo arrivano sempre. Chiediamoci perchè la SIAE pretende balzelli su qualsiasi spettacolo pubblico: per finanziare attività culturali che altrimenti sarebbero in perdita.

Di Stefano Boninsegna.

 

Questa è un’idea malsana di Cultura che distacca la produzione culturale, considerata alta, dal profitto considerato basso. La Cultura in Italia deve stare ben lontana dal denaro. Se le cose vanno male l’artista fallito senza pubblico dice che non è stato capito, il teatro in bancarotta dice che la cittadinanza non capisce più nulla e guarda solo la TV, i curatori delle collezioni deserte dicono che la gente è troppo ignorante per capirli. Però vengono tutti pagati a fine mese.

La dura realtà è che queste persone non hanno rispetto di chi dovrebbe decretarne il successo o l’insuccesso e per di più sputano sulla mano che gli dà da mangiare con i soldi rubati dal nostro guadagno che siamo abituati a chiamare tasse. Queste persone non hanno quel senso di responsabilità che ha chi, con i propri sacrifici ed investimenti, crea veramente Cultura avvicinandosi alle persone e tiene in piedi strutture costose e personale pagato. Queste persone e queste istituzioni pubbliche sono i pidocchi che succhiano il sangue al corpo della Nazione. Queste persone non accettano che qualcuno gli dia un giudizio, semplicemente fanno il loro lavoro autopromuovendosi sapendo che comunque a fine mese qualcuno gli pagherà lo stipendio anche se sono stati un giorno intero a gurdare una stanza vuota.

Tutto ciò che è a tempo indeterminato con finanziamenti pubblici dovrebbe sparire dalla circolazione. Se sei bravo in qualche modo il pubblico ti premierà, anche pagando un po’ di più, se non sai fare nulla dovrai cambiare mestiere. Un teatro che sta in piedi con i finanziamenti del Comune è energia sprecata se non ha un ritorno economico e quindi culturale perchè semplicemente vuole dire che non ha successo. Un teatro che fa spettacoli con 20 spettatori è un teatro da chiudere perchè sono di più le persone da pagare che gli girano attorno, di quelle che siedono in platea.

La Cultura è un’impresa che deve sottostare alla logica del profitto e del merito. Se non c’è merito non c’è neppure profitto. Non è assolutamente giusto che i cittadini con le proprie tasse paghino attività culturali autoreferenziali in perdita per dare uno stipendio a persone convinte di potere vivere sulla fatica altrui. I finanziamenti pubblici non devono più esistere per queste attività parassite.

Si parla di rottamare i politici. Può essere utile, ma in generale sono da rottamare le posizioni che campano sul lavoro altrui. Se vogliamo salvarci da una sicura bancarotta italiana dovremo rassegnarci a vedere chiudere tutte le istituzioni pubbliche in perdita, tutte le aziende in cassa integrazione senza futuro ed imparare a credere nella capacità del singolo di creare nuova impresa e profitto con le proprie forze, premiandolo, non mettendogli i bastoni tra le ruote, non chiamandolo ladro, bottegaio o peggio evasore fiscale, mentre i finanziamenti pubblici saranno ammissibili solo per pochissime eccellenze.

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